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La Villa e la Grotta di Tiberio a Sperlonga (LT): un’Odissea di marmo

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Non esiste probabilmente una storia che riesca ad affascinarci più dell'Odissea, il racconto del travagliato viaggio di ritorno di Ulisse verso la sua Itaca.

Nel corso dei millenni, il mito di Ulisse è sempre rimasto al centro della storia e della cultura occidentale.

Gli stessi Romani non erano insensibili al fascino dell'eroe greco, e lungo il litorale laziale, a Sperlonga, sopravvive ancora una testimonianza straordinaria legata alla sua figura: la grotta della villa dell'imperatore Tiberio, decorata all'epoca da sculture monumentali raffiguranti scene dell'Odissea.

la villa e la grotta di Tiberio a Sperlonga

I resti della villa di Tiberio a Sperlonga, che affacciano direttamente sul mare. In lontananza, si intravede la monumentale grotta-ninfeo della villa

Di questi gruppi scultorei rimangono soltanto dei frammenti, che sono comunque sufficienti a lasciare senza parole chiunque abbia avuto l'opportunità di ammirarli, e che oggi sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Visitando il museo, è possibile prima ammirare queste opere d'arte, e poi continuare la camminata avvicinandosi al mare, proprio dove sopravvivono i resti della villa di Tiberio e, soprattutto, la monumentale grotta-ninfeo del complesso.

Prima di cominciare a scoprire le meraviglie ospitate dal museo però, ecco un breve racconto della scoperta di questo tesoro dimenticato.

 

La Villa di Tiberio: storia della scoperta

Anni '50 del secolo scorso. Vengono avviati i lavori per la costruzione della Via Flacca, una strada che riprende in parte il tracciato dell'omonima via antica, e che dovrà collegare Gaeta e Terracina, rompendo l'isolamento secolare di Sperlonga.

Il direttore dei lavori, l'ing. Erno Bellante, decide di esplorare una grande grotta che si affaccia sul mare, e che all'epoca era usata come ricovero per le barche. Le fonti antiche infatti ricordavano la presenza di una villa imperiale con una grotta-ninfeo da queste parti, appartenuta a Tiberio, imperatore dal 14 al 37 d.C.

Bastano pochi giorni di lavoro per individuare un bacino circolare dentro la grotta, riempito da frammenti monumentali di statue.

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Il bacino circolare all’interno della grotta, dove erano posizionati i gruppi statuari antichi

Si intravedono le spire di un serpente, frammenti di mani, piedi giganteschi, e un'iscrizione che ricorda gli artisti Agesandros, Athanadoros e Polydoros, noti da secoli come gli autori del gruppo statuario del Laocoonte.

Inizialmente quindi, si ipotizza di aver individuato i frammenti di una versione alternativa della celebre opera, ma mano a mano che vengono studiati i reperti, ci si accorge di avere davanti qualcosa di differente.

È un'altra iscrizione a chiarire ogni dubbio: un tale Faustinus Felix descrive le opere contenute nella grotta, citando l'accecamento di Polifemo e l'attacco di Scilla alla nave di Ulisse. Tutto diventa più chiaro: le opere esposte nell'antro della villa di Tiberio erano raffigurazioni di scene dell'Odissea.

Come detto, i frammenti di questi gruppi scultorei sono conservati nel Museo Archeologico di Sperlonga, inaugurato nel 1963 proprio per ospitare queste sculture, insieme a tutti gli altri ritrovamenti effettuati nell'area della villa.

Veduta delle rovine della villa di Tiberio

Le rovine della villa di Tiberio, da cui provengono le opere e i manufatti esposti nel Museo Archeologico di Sperlonga

Nei prossimi paragrafi, ci soffermeremo sulla descrizione delle opere principali che decoravano la grotta. Si tratta di quattro gruppi di statue dedicate alla figura di Ulisse: l'assalto di Scilla alla nave dell'eroe greco, l'accecamento di Polifemo, Ulisse intento a trasportare il corpo di Achille, e il Ratto del Palladio.

Chiudeva la decorazione della grotta, in alto, una raffigurazione del Ratto di Ganimede, un episodio che non fa parte dell’epopea di Ulisse, e di cui è discussa l'appartenenza alla decorazione originaria dell'antro.

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L’interno della grotta di Tiberio. In alto si vede una copia del gruppo scultoreo del “Ratto di Ganimede”, posta dove si trovava l’originale

D'altronde, è ancora molto discussa anche la datazione di questi gruppi scultorei: alcuni studiosi li ritengono originali greci realizzati nel II-I sec. a.C., altri invece sostengono che le opere furono scolpite nel I sec. d.C., appositamente per decorare la grotta.

Al di là della datazione reale di questi gruppi di statue, c'è un elemento che rimane indiscutibile: la straordinaria capacità di queste opere di trasmettere l'emozione del racconto omerico.

Cominciamo a vederle nel dettaglio.

 

La decorazione della Grotta di Tiberio: Scilla attacca la nave di Ulisse

 

'La cosa più dolorosa che ho visto con gli occhi fu quella, tra quante ne ho sopportate tentando le rotte del mare' (Odissea, XII, vv. 258-259). Di cosa sta parlando Ulisse? Di un'esperienza tremenda, la più spaventosa che l'eroe greco abbia mai dovuto affrontare.

Si tratta dell'assalto subito da Ulisse e compagni da parte di un mostro marino, la terribile Scilla. Il primo gruppo scultoreo che si incontra nel museo narra proprio questo episodio, e lo fa in maniera davvero molto emozionante.

Sperlonga, veduta del gruppo di Scilla

Il primo gruppo scultoreo che si incontra nel museo è quello di Scilla: ricomposto da numerosi frammenti, non è di facile lettura. Bisogna camminare intorno all’opera per coglierne i particolari

Omero colloca Scilla in uno stretto, probabilmente quello di Messina, dove era fronteggiata da un altro essere mostruoso, Cariddi, e la descrive come una creatura mostruosa con dodici tentacoli e sei teste.

Nel corso dei secoli, la raffigurazione di Scilla muta, e si giunge a quella che viene scelta per quest'opera: un mostro dal busto e dalla testa di donna, teste di cane sui fianchi e una coda di pesce.

Il gruppo scultoreo è di difficile lettura, bisogna quindi camminare intorno all'opera per cercare di scoprirne i vari dettagli.

Veduta del gruppo di Scilla

Oltre ai compagni di Ulisse, nel gruppo scultoreo è raffigurata anche la poppa della nave

Ecco allora comparire i corpi dei sei compagni di Ulisse, caduti in acqua e addentati dalle teste canine di Scilla: uno di loro è soffocato dalla coda del mostro e addentato sul cranio da una testa canina, e cerca disperatamente di liberarsi con la sua mano sinistra.

Gruppo di Scilla particolare di un compagno di Ulisse

Uno dei compagni di Ulisse è soffocato dai tentacoli di Scilla e addentato da una delle sue teste canine. In un tentativo disperato, cerca di liberarsi da questa morsa mortale

Un altro compagno è addentato al ginocchio, e cerca con le mani di aprire le fauci del mostro.

Dettaglio compagno di Ulisse addentato alla gamba

Un altro compagno è addentato alla gamba, e cerca di aprire le fauci del mostro con le sue mani

Una terza figura è rappresentata in posizione orizzontale, forse sta nuotando per fuggire, ma una testa canina lo azzanna al collo, senza lasciargli scampo.

Compagno di Ulisse addentato al collo

Un terzo compagno di Ulisse è addentato al collo da Scilla

Ma c'è una raffigurazione che più di tutte trasmette un senso di orrore e sofferenza: è la figura del timoniere, il cui corpo segue la curva della poppa della nave di Ulisse, alla quale l'uomo cerca disperatamente di aggrapparsi.

Il timoniere della nave di Ulisse

Il timoniere della nave cerca disperatamente di aggrapparsi alla nave, ma Scilla lo afferra per la testa, e si prepara a trascinarlo nell’abisso

Il braccio sinistro è disteso in aria, la spinta della nave fa sì che le sue gambe si sollevino verso l'alto. Il timoniere vive forse il dramma più atroce: la nave infatti sta superando la caverna, forse pensava di essere salvo, e invece la mano enorme di Scilla gli afferra la testa.

Dettaglio della mano di Scilla

La gigantesca mano di Scilla, che afferra per la testa il timoniere di Ulisse

Nel suo volto è raffigurato proprio questo momento di terrore: la mano mostruosa lo ha afferrato, e quindi il timoniere, con i suoi occhi sbarrati dalla paura, sa che sta per essere trascinato nell'abisso.

Particolare del volto del timoniere di Ulisse

Il volto del timoniere di Ulisse immortalato in un’espressione di paura e sofferenza. Si intravedono tracce dell’antica colorazione: gli occhi erano blu, le labbra invece rosse.

Completava il gruppo la figura di Ulisse, raffigurato nel momento in cui cerca di colpire Scilla. Si tratta di un altro esempio della tracotanza dell'eroe greco: Circe infatti lo aveva avvertito di evitare l'attacco al mostro, perché sarebbe stato del tutto inutile, anzi pericoloso, avvicinarsi ulteriormente a Scilla.  Ulisse però non ascolta il consiglio, e prova comunque a salvare i suoi compagni.

Ricostruzione del gruppo di Scilla

Ipotesi di ricostruzione del gruppo di Scilla

 

'Il mio nome è Nessuno': Ulisse acceca il ciclope Polifemo

È una creatura mostruosa il Ciclope. Non somiglia a un essere umano, ma piuttosto alla cima di un monte altissimo, che spicca tra le altre. Così Ulisse descrive Polifemo nel suo racconto.

Una volta entrato nella grotta del ciclope, l'eroe non trova Polifemo, uscito a pascolare le sue greggi. I suoi compagni allora lo implorano di prendere cibo e bestiame e scappare via, prima del ritorno del mostro, ma Ulisse non li ascolta: vinto dalla sua insaziabile curiosità, Ulisse vuole infatti conoscere il ciclope. Si tratta di un errore che l'eroe pagherà a caro prezzo.

Frammenti della statua di Polifemo

I frammenti superstiti della statua di Polifemo: si tratta delle gambe e di un braccio giganteschi, che testimoniano le dimensioni del mostro

Quando Polifemo rientra e scopre degli esseri umani nella sua spelonca, divora alcuni di loro, e imprigiona nella grotta i superstiti. Ulisse e i suoi compagni comprendono di non avere via di scampo: una roccia enorme infatti chiude l'unica uscita.

Ecco allora che Ulisse comincia a elaborare uno dei suoi tanti piani: farà ubriacare il ciclope con il vino di Marone, un vino fortissimo che ha con sé. Appena il mostro cadrà ubriaco, Ulisse e i suoi compagni lo accecheranno infilando nel suo unico occhio un palo di legno arroventato.

Nella grotta di Tiberio, uno dei gruppi scultorei raffigurava proprio l'attimo precedente all'accecamento del mostro.

Ricostruzione del gruppo di Polifemo

Ricostruzione del gruppo dell’accecamento di Polifemo. Tre compagni aiutano Ulisse, che si prepara a conficcare il palo arroventato nell’occhio del ciclope

Quello che vedete è un calco, ricostruito sulla base dei frammenti superstiti, che sono stati disposti intorno alla ricostruzione: al centro domina la scena Polifemo, che è caduto addormentato e si è sdraiato su una roccia, totalmente ubriaco. Dalla sua mano è appena caduta la tazza che tre volte Ulisse aveva riempito di vino e gli aveva offerto.

Il corpo di Ulisse

Il corpo di Ulisse, raffigurato nel momento in cui sta per colpire Polifemo

Il ciclope è circondato da Ulisse e da tre suoi compagni: due sono sulla sinistra, e sorreggono il palo che stanno per infilare nell'occhio del mostro, un altro sulla destra assiste alla scena e tiene in mano l'otre di vino, ormai vuoto. Il suo volto è attraversato da un'espressione di spavento per ciò che sta accadere.

Compagno di Ulisse con otre di vino

Uno dei compagni di Ulisse tiene in mano l’otre di vino ormai vuoto, e osserva con terrore ciò che sta per accadere

In alto invece c'è lui, Ulisse, che affonderà personalmente il palo nell'unico occhio di Polifemo. Proprio a questo gruppo scultoreo probabilmente apparteneva il celebre ritratto dell'eroe.

Accecamento di Polifemo

Due compagni sorreggono il palo che Ulisse si prepara a conficcare nell’occhio di Polifemo

Ritratto di Ulisse

Il celebre ritratto di Ulisse, che molto probabilmente apparteneva al gruppo dell’accecamento di Polifemo. Barba e capelli si intrecciano e sembrano increspati dall’acqua del mare, la fronte è corrugata, il volto è contratto in un’espressione molto evocativa.

Ora immaginate quest’opera posta dentro la grande grotta-ninfeo della villa, che ricreava anche l'ambientazione della grotta del ciclope.

Compagni di Ulisse che sorreggono il palo

I due compagni di Ulisse rappresentati mentre sorreggono il palo arroventato

La tensione che queste sculture trasmettevano doveva essere straordinaria: siamo a pochi attimi dall'accecamento di Polifemo, stiamo per sentire il rumore del palo di legno rovente che affonda nell'occhio del mostro, che lo stesso Ulisse descrive con queste parole: '(il suo occhio sfrigolava) come quando un fabbro immerge un'ascia nell'acqua fredda' (Odissea, IX, vv. 391-394).

Un compagno di Ulisse osserva il volto di Polifemo

Come questo compagno di Ulisse, il visitatore della grotta rimaneva ad ammirare il volto di Polifemo, come fosse in attesa di assistere al compimento della scena

E soprattutto, sta per rimbombare nella caverna lo spaventoso urlo di dolore di Polifemo.

 

 

Gli altri gruppi scultorei della Grotta di Tiberio

L'episodio del Ratto del Palladio non è presente nelle opere omeriche: è citato in altri testi legati alla vicenda di Troia, e soprattutto nelle Metamorfosi di Ovidio.

Il Palladio era un'immagine sacra di Atena, conservata nel tempio della dea sull'acropoli di Troia. Alla sua presenza era legato il destino della città: trafugarla equivaleva a favorire la sua caduta.

Per questo motivo, Diomede e Ulisse decidono di sottrarre la statua: Diomede la afferra e la porta via con sé, e fa ritorno verso il campo degli Achei, seguito da Ulisse. Quest'ultimo però ha in mente un ulteriore colpo di scena: vuole essere lui a portare il Palladio ai compagni, per vedersi attribuito il merito della caduta di Troia. Per questo, si prepara a colpire Diomede e a sottrargli la statua.

Frammenti del Ratto del Palladio

I frammenti del Ratto del Palladio: rimane il ritratto di Diomede, che con una mano proteggeva la statua di Atena

Diomede però si accorge del gesto di Ulisse, secondo alcune versioni perché vede il riflesso della luna brillare sulla spada sguainata di Ulisse, e riesce a voltarsi: puntando la spada alla gola del compagno, Diomede costringe Ulisse a camminargli davanti fino al loro accampamento.

Il gruppo di Sperlonga raffigura proprio il momento esatto in cui Ulisse sta per sfoderare la spada: è raffigurato nudo, coperto solo da un mantello, che in parte nasconde l'arma che l'eroe sta per estrarre; il braccio mancante doveva probabilmente essere sospeso a mezz'aria, pronto a impugnare la spada.

Gli altri frammenti rimasti sono una testa giovanile, un ritratto di Diomede, e una raffigurazione del Palladio, sul quale si avventa una poderosa mano: è proprio il gesto di Diomede, che si prepara a difendere la statua dall'avvento di Ulisse.

Ulisse che sta per estrarre la spada

Ulisse sta per estrarre la spada e colpire Diomede, per sottrargli il Palladio

Il quarto gruppo statuario raffigurava il corpo di Achille sorretto da Ulisse. Secondo la tradizione epica, era stato un altro eroe greco, Aiace, a riportare nell’accampamento acheo il corpo di Achille: è di nuovo Ovidio a citare l'episodio, e ad attribuire questo merito invece a Ulisse.

Di questo gruppo rimangono pochi frammenti: una testa con elmo, parte di un braccio, e soprattutto le gambe di un corpo maschile senza vita.

Frammenti del gruppo di Ulisse e Achille

I frammenti superstiti del gruppo di Ulisse e Achille

Proprio quest'ultimo frammento ha permesso di identificare il corpo come quello di Achille: se guardate la statua infatti, noterete che il piede sinistro compie una torsione anomala, puntando il dorso a terra. L'intento probabilmente era quello di mostrare il celebre tallone dell'eroe, il suo punto debole, e la ferita che ne provocò la morte.

Frammenti del corpo di Achille

Il frammento del corpo di Achille. Il piede sinistro compie una strana torsione, probabilmente per mettere in evidenza il punto debole dell’eroe,: il suo tallone

Questo gruppo era probabilmente una versione alternativa del cosiddetto “Pasquino, gruppo scultoreo che sorge ancora oggi nel centro di Roma, e che raffigurava probabilmente Agamennone che sorreggeva Patroclo.

L'ultima opera che decorava la grotta raffigurava il Ratto di Ganimede, il giovane rapito dall'aquila di Zeus, che si era invaghito del giovane, scatenando l'ira di Giunone. Del gruppo rimane il corpo del giovane, afferrato dall'aquila, e la sua testa, su cui poggia un berretto frigio.

Ganimede rapito dall

Ganimede che viene rapito dall’aquila di Zeus

La Villa e la Grotta di Tiberio

Il Museo Archeologico di Sperlonga ospita anche tutti gli altri ritrovamenti effettuati nelle varie campagne di scavo della villa Tiberio: frammenti di decorazione marmorea, ceramiche, vari strumenti che venivano utilizzati nella vita quotidiana.

Uscendo dal museo però, seguendo un bel sentiero circondato dagli alberi, è possibile avvicinarsi al mare, e qui scoprire le rovine della villa dell'imperatore.

In questo settore è possibile ammirare i resti di un cortile porticato, intorno al quale si aprivano tutta una serie di ambienti di servizio, più volte rimaneggiati nel corso dei secoli. Il complesso era ovviamente molto più esteso e articolato, e una parte delle strutture è oggi anche sommersa dal mare.

Rovine della villa di Tiberio

Le rovine della villa di Tiberio, che si affacciava direttamente sul mare. In questo settore sopravvivono i resti di un cortile porticato, intorno al quale si aprivano vari ambienti di servizio

La villa non era stata infatti costruita ex-novo ma, come avveniva spesso in età romana, l'imperatore aveva riutilizzato e ampliato una villa più antica, e successivamente chi frequentò il complesso dopo Tiberio, morto nel 37 d.C., continuò ad apportare modifiche.

Proprio a ridosso del mare, compare la grotta-ninfeo della villa, la 'spelunca', il luogo più celebre della residenza imperiale.

La grotta di Tiberio a Sperlonga

La Grotta di Tiberio, un antro naturale trasformato in ninfeo

Si tratta di un'enorme caverna, che fu in parte regolarizzata con strutture murarie, in parte lasciata nel suo aspetto naturale.

Al suo interno c'erano una vasca rettangolare e una piscina circolare, che era all'epoca rivestita sul fondale di marmi colorati.

Prima di entrare nella grotta però, ci sono da notare due dettagli che rendevano ancora più straordinaria la visione di questo luogo: se osservate l'ingresso della grotta, vedrete che sulla sinistra si trova uno spuntone di roccia, che si allunga verso le grandi vasche d'acqua.

Questo spuntone fu modellato come la prua di una nave, e vi si aggiunse un mosaico con l'iscrizione 'NAVIS ARGO P H', a ricordare la celebre nave degli Argonauti.  L'idea era quella di creare l'illusione di una nave che fendeva le onde.

Davanti all’ingresso della grotta, è possibile vedere uno sperone di roccia, che fu modellato e decorato per assomigliare alla prua di una nave che fendeva le onde

In alto invece, fu collocata la statua che raffigurava il Ratto di Ganimede, che abbiamo visto nel museo.

Non è ancora chiaro se questa sistemazione sia quella voluta da Tiberio, o da un successivo proprietario della villa. Sicuramente però l'impatto visivo doveva essere particolarmente suggestivo.

L'interno della grotta-ninfeo della villa di Tiberio a Sperlonga è una sintesi di bellezza naturale e intervento umano, volto a modellare quanto già esisteva.

Interno della grotta di Tiberio

L’interno della Grotta di Tiberio. Sullo sfondo, compare il borgo medievale di Sperlonga e la Torre Truglia

Racconta Svetonio un avvenimento drammatico avvenuto nella 'spelunca' di Tiberio: un giorno, durante un banchetto, delle rocce si staccarono dal soffitto, e uccisero molti dei partecipanti alla cena. Lo stesso Tiberio rischiò la vita, e fu salvato dall'intervento del prefetto del pretorio Seiano.

La grande grotta-ninfeo aveva una funzione ben precisa: era utilizzata per celebrare le grandi cene estive organizzate dall'imperatore.

Lungo le pareti laterali vennero realizzati anche dei sedili, per permettere agli ospiti di assistere allo spettacolo della decorazione della grotta.

Sedili della grotta di Tiberio

I sedili pensati per permettere agli ospiti di ammirare il corredo scultoreo della grotta

Al centro del bacino circolare, resta il basamento che doveva ospitare il grande gruppo della nave di Ulisse assalita da Scilla; il gruppo dell'accecamento di Polifemo era invece sul fondo, all'interno di un'ulteriore nicchia della grotta, a creare una vera e propria caverna del ciclope.

Sui due lati del bacino, erano poste gli altri due gruppi di statue, Ulisse con il corpo di Achille e il Ratto del Palladio.

Ricostruzione della decorazione della Grotta di Tiberio

Ricostruzione della decorazione della Grotta di Tiberio

La suggestione che suscita questo luogo è fortissima: immaginatelo al tramonto, con i riflessi e i giochi di luce sui marmi colorati, sull'acqua, sulle rocce; immersi in questo ambiente, avreste potuto fantasticare sulle avventure di Ulisse, ammirando i gruppi scultorei che vi circondavano.

 

Come arrivare al Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga

Il museo e l’area archeologica sono situati al di fuori del borgo di Sperlonga, a poco meno di due km di distanza.

Se avete lasciato la macchina a Sperlonga, potete raggiungere a piedi il museo in una ventina di minuti. Se invece volete spostarvi con l’auto, potete parcheggiare nei pressi del museo, nei vari parcheggi che servono anche gli stabilimenti balneari.

Il costo del biglietto d’ingresso è di 5 euro, e il museo è aperto tutti i giorni, dalle 8.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima).

 

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Alessio Innocenti
Rome, IT

Chierico vagante, eterno studente, "perché la materia di studio sarebbe infinita/e soprattutto perché so di non        sapere niente".                           Sono laureato in Archeologia Medievale, e quando posso vado alla ricerca di borghi, castelli e abbazie, alla scoperta di un passato che è ormai scomparso, ma in qualche modo continua a sopravvivere.

Per qualsiasi informazione, curiosità o proposta di collaborazione, potete scrivere all’indirizzo: [email protected]

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