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Libri

“La storia, coscienza di civiltà”, di Arsenio Frugoni

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5 Agosto 2020

C’è una domanda a cui, prima o poi, sono chiamati a rispondere tutti coloro che hanno deciso di avventurarsi nello studio di discipline legate a epoche passate: a cosa serve studiare la storia?

A questo interrogativo cercava di rispondere Arsenio Frugoni, storico e medievista, in un suo breve scritto, “La storia, coscienza di civiltà”, pubblicato in una prima versione nel 1961 e in una seconda nel 1965.

Pochi mesi fa, il volume è stato ripubblicato dall’Editrice Morcelliana-Scholé, preceduto da un’introduzione scritta dalla figlia di Arsenio, Chiara, a sua volta storica e medievista (trovate le recensioni di alcuni dei suoi ultimi lavori qui sul blog a questo link).

E proprio in un’epoca in cui la storia rischia nuovamente, come in passato, di essere piegata alle strumentalizzazioni politiche, gli scritti di Arsenio Frugoni sul ruolo di questa disciplina acquistano ancora più valore, e necessitano di essere riscoperti.

 

Il ruolo della storia e dello Storico

Era però un rischio ancora più pericoloso quello che avvertiva lo storico bresciano nel momento in cui avviava la sua riflessione: dal suo punto di vista infatti, il XX secolo era ormai l’epoca del dominio della tecnica, durante la quale l’uomo sembrava interessato soltanto al proprio futuro, tralasciando completamente la conoscenza del passato.

Un fenomeno che sembrava ai suoi occhi quasi esclusivo dell’epoca contemporanea; nei brevi capitoli che compongono il volume infatti, Frugoni sottolinea come, nel corso dei millenni, la storia abbia sempre avuto un ruolo centrale nelle civiltà che si sono avvicendate nell’occidente europeo: dalla magister vitae di epoca romana, allo strumento di testimonianza della Provvidenza divina in età medievale, passando per l’illuminismo, il romanticismo e il positivismo, i momenti che forse più hanno influenzato il nostro modo di concepire la storia.

Frugoni sottolinea inoltre come la semplice erudizione, l’accumulo compulsivo di dati, eventi e documenti non siano il vero obiettivo della storia, che l’autore invece individua nel continuo dialogo tra presente e passato, non per cercare giustificazioni o premesse a fenomeni contemporanei, ma per capire come, di fronte a problematiche simili, abbiano reagito donne e uomini vissuti in epoche differenti dalla nostra.

Un dialogo che deve essere instaurato in maniera libera e indipendente, come viene evidenziato  nel capitolo intitolato “Ritratto ideale dello Storico” (termine scritto non casualmente con la S maiuscola), il più denso e ispirato dell’intero volume.

La totale indipendenza e libertà di pensiero sono fondamentali, perché “lo Storico non è un fiancheggiatore che solo il suono dei tamburi mette in marcia, ma è in marcia perché pensa: un pensare, il suo, che libera dai dubbi, dalle oscurità dell’azione immediata, intendendone egli nel passato i motivi profondi”. 

Una visione, quella di Frugoni, che è anche influenzata profondamente dagli esempi, a lui vicini nel tempo, di storici e studiosi che hanno pagato con la vita il loro impegno, la loro coerenza e la loro indipendenza. Un nome su tutti, quello di Marc Bloch.

Ma in queste pagine è presente anche una riflessione su un altro elemento estremamente attuale, che Frugoni aveva già messo a fuoco e che purtroppo è ancora uno dei difetti più vistosi del mondo delle discipline umanistiche: quello della divulgazione.

Scrive infatti l’autore che, oltre al ruolo di “coscienza del tempo”, uno storico deve saper parlare a un pubblico più vasto, “perché il messaggio orienti largamente e diventi patrimonio e bene dalla più larga fruizione possibile”.

La storia non deve essere quindi solo un dialogo tra iniziati, ma anche contaminazione e diffusione di idee verso il maggior numero di persone possibile.

Studiare la storia oggi

E ai timori di Arsenio, si aggiungono le riflessioni della figlia Chiara, contenute nell’introduzione al volume e strettamente legate a quelle del padre: in un momento in cui è forte il rischio di strumentalizzazioni politiche della storia, come già avvenuto in passato durante i regimi totalitari, è fondamentale ribadire l’importanza dello studio delle epoche che ci hanno preceduto, per formare cittadini consapevoli e indipendenti. 

Alla ricerca storica degli specialisti va inoltre affiancata la coltivazione della memoria individuale e collettiva, il vero collante che tiene legata la civiltà contemporanea a quelle del passato.

Cancellare lo studio della storia, lasciare in rovina monumenti e paesaggi  (il contesto  in  cui viviamo è parte fondamentale di ciò che siamo) rischia di far scomparire anche la nostra stessa identità, e ci impedisce di avvicinarsi all’altro, al diverso da noi, in maniera critica e costruttiva.  

Un rischio che sta diventando già realtà in molte parti del mondo.

 

Scheda del libro

Titolo: La storia, coscienza di civiltà

Autore: Arsenio Frugoni

Editore: Editrice Morcelliana – Scholé

Anno: 2020

Prezzo: 10 €

Per acquistare online: IBS – LaFeltrinelliMondadori Store

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Alessio Innocenti
Rome, IT

Chierico vagante, eterno studente, "perché la materia di studio sarebbe infinita/e soprattutto perché so di non        sapere niente".                           Sono laureato in Archeologia Medievale, e quando posso vado alla ricerca di borghi, castelli e abbazie, alla scoperta di un passato che è ormai scomparso, ma in qualche modo continua a sopravvivere.

Per qualsiasi informazione, curiosità o proposta di collaborazione, potete scrivere all’indirizzo: [email protected]

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