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“Bestiari del Medioevo”, di Michel Pastoureau

Se c’è un elemento che più di altri ci affascina relativamente agli uomini medievali, è probabilmente il loro rapporto con il mondo animale.

D’altronde, leoni, uccelli, pesci e draghi erano presenti in ogni aspetto della vita quotidiana: dalla loro raffigurazione nelle chiese alle continue citazioni nei racconti e nei proverbi, per non parlare degli stemmi, degli stendardi o dei sigilli.

A tutto ciò va aggiunto che in età medievale era molto diffuso un genere letterario dedicato alla descrizione degli animali, il bestiario: è proprio a queste opere che Michel Pastoureau, professore universitario ed esperto di simbologia medievale, ha dedicato un libro, “Bestiari del Medioevo” (Einaudi).

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Leoni, draghi, aquile e unicorni: sono solo alcuni degli animali citati in “Bestiari del Medioevo”, di Michel Pastoureau (Einaudi)

Animali e bestiari nel Medioevo

Nella sua introduzione però, Pastoureau ci tiene subito a precisare una differenza fondamentale: i bestiari erano opere che raccoglievano immagini e descrizioni di animali, ma non erano certo paragonabili ai nostri manuali di zoologia.

Anzi, a dire la verità, gli autori medievali non erano interessati a descrivere oggettivamente gli animali, o a studiarli in una prospettiva che oggi definiremmo scientifica. Al contrario, il mondo animale era considerato un grande universo di simboli, che andavano decifrati per trarne insegnamenti morali e religiosi.

Il libro di Pastoureau aiuta il lettore moderno a entrare in questo mondo di simboli viventi in due modi: da una parte, il ricco apparato di immagini permette subito di capire in che modo gli animali venivano raffigurati nelle miniature del tempo; dall’altra, con un linguaggio semplice e coinvolgente, vengono fornite le informazioni più importanti relative a una sessantina di animali differenti.

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Una miniatura raffigurante delle lepri. Non erano animali molto amati nel medioevo: erano ritenute paurose, pigre e lussuriose

L’opera ricalca in maniera fedele anche la suddivisione del regno animale accettata e usata nel mondo medievale. Come già nell’antichità classica, venivano riconosciute cinque grandi famiglie: i quadrupedi, i pesci, gli uccelli, i serpenti e i vermi.

Ma anche qui subentra un’altra importante differenza tra il nostro mondo e quello medievale: nei bestiari non comparivano soltanto animali come il leone, l’orso, l’aquila o la balena, ma anche altri esseri fantastici come il drago, l’unicorno o le sirene.

Perché per l’uomo medievale anche questi ultimi animali esistevano, ed erano quindi descritti, rappresentati e interpretati come tutti gli altri esseri viventi.

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Il libro è diviso in cinque sezioni, che ricalcano la divisione in cinque categorie del mondo animale tipica dei bestiari

Animali e significati simbolici

All’interno di ogni sezione del libro, gli animali più importanti, quelli che Pastoureau definisce le “stelle” dei bestiari medievali, vengono descritti in dettaglio, tramite le informazioni riportate nei bestiari stessi, a cui vengono affiancate ulteriori notizie provenienti da altri documenti, scritti o illustrati. Al termine di ogni capitolo, vengono invece riassunte tutte le notizie relative agli animali non trattati singolarmente.

Ma i bestiari erano a loro volta una raccolta di citazioni bibliche, di testi dei Padri della Chiesa riguardanti i singoli animali: ecco allora che la descrizione che possiamo leggere delle varie creature risulta particolarmente lontana dalle nostre abitudini, ma forse per questo ancor più affascinante.

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Nel medioevo, il leone era il re degli animali

Prendiamo ad esempio il leone: i bestiari lo ritengono il re degli animali, il più forte di tutti loro. L’Antico Testamento però lo considera un animale crudele, scaltro, pericoloso, è l’emblema delle forze del male. Esiste però anche il leone buono, associato a Davide, alla sua discendenza e a Cristo stesso.

Non mancano le proprietà soprannaturali dell’animale: il leone ha la facoltà di resuscitare i suoi piccoli nati morti tramite il suo respiro, così come Dio ha resuscitato suo figlio. Inoltre, il re degli animali dorme a occhi aperti, per questo è l’immagine di Cristo nella tomba: il corpo dorme, ma la natura divina veglia. Il leone è quindi anche un guardiano, per questo si trova spesso all’ingresso delle cattedrali romaniche.

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A volte, i bestiari distinguevano l’unicorno dal monoceronte, che possedeva a sua volta un lungo corno sulla fronte

Ma come veniva descritto un animale come l’unicorno, che noi definiremmo “fantastico”? Con lo stesso scrupolo e precisione.

L’unicorno ha corpo di cavallo, testa di cervo e piedi di elefante, è un animale ibrido, ma ha una caratteristica unica: un lungo corno sulla fronte, capace di allontanare i demoni e purificare ogni cosa.

È un animale raro e difficile da catturare, per questo si ricorre a uno stratagemma: l’unicorno è attratto dall’odore della verginità, per questo viene fatta sedere una vergine in un bosco, ai piedi della quale l’animale si inginocchia, per poi addormentarsi sulle sue gambe. È in quel momento che viene catturato.

Nella simbologia medievale, l’unicorno è interpretato come Cristo, la fanciulla è Maria, il corno al centro della fronte indica l’unità di Dio Padre e Figlio.

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Altro animale molto citato nei bestiari è l’elefante, un esempio di virtù e pudicizia. Ma è anche un animale molto pauroso: in particolare, teme il drago

Reale e vero, animale e simbolo

Da queste due brevi descrizioni potete intuire ciò che Michel Pastoureau spiega ampiamente nell’introduzione: agli uomini medievali interessava il “significato” simbolico dei vari animali, la decifrazione della loro vera natura.

Perché nel medioevo, il reale era una cosa, il vero un’altra, qualcosa di diverso, a cui si poteva accedere soltanto tramite la decifrazione dell’universo di simboli che costituivano il mondo intero.

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Ha una particolare qualità il caradrio, un uccello simile al gabbiano: può guarire un malato con uno sguardo.

Per questo motivo le voci dei bestiari hanno questa struttura: per ogni animale, si raccolgono tutte le credenze conosciute, si riflette sul suo nome o sul suo aspetto, per poi dedicarsi a considerazioni morali o religiose, con l’obiettivo di comprendere cosa quel determinato essere vivente rappresentasse davvero.

Le pagine del libro di Pastoureau sono un vero e proprio viaggio in questo universo medievale, fatto di nomi, colori e immagini. Le numerose illustrazioni aiutano a collegare le informazioni scritte con le raffigurazioni visive degli animali, così diverse da quelle a cui siamo abituati noi oggi.

 

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Il cavallo è uno degli animali più importanti del mondo medievale: i bestiari lo descrivono come un essere fiero della sua bellezza, della sua criniera e della sua lunga coda

Una piccola enciclopedia sul mondo animale nel medioevo quindi, da sfogliare e risfogliare per scoprire ogni volta un particolare, un dettaglio che ci era sfuggito alla prima lettura.

Ma anche l’opportunità per entrare ogni volta come fosse la prima nel mondo del medioevo che, come sottolinea Pastoureau, “è un mondo differente da quello che conosciamo noi, un mondo ricco di simbologie e di fantasmi, un mondo che di volta in volta ci incuriosisce, ci affascina, ci invita al sogno”.

Scheda del libro

Titolo: Bestiari del Medioevo

Autore: Michel Pastoureau

Editore: Einaudi

Anno: 2012

Prezzo: 38 €

Per acquistare online: Sito Einaudi – IBS – LaFeltrinelliMondadori Store

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Alessio Innocenti
Rome, IT

Chierico vagante, eterno studente, "perché la materia di studio sarebbe infinita/e soprattutto perché so di non        sapere niente".                           Sono laureato in Archeologia Medievale, e quando posso vado alla ricerca di borghi, castelli e abbazie, alla scoperta di un passato che è ormai scomparso, ma in qualche modo continua a sopravvivere.

Per qualsiasi informazione, curiosità o proposta di collaborazione, potete scrivere all’indirizzo: [email protected]

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